Due sono i punti fondamentali che riguardano l’ultimo scandalo relativo alla carne di cavallo. “Horsegate”, così è già stato ribattezzato il caso, rappresenta prima di tutto un frode commerciale poiché la carne di cavallo è stata impiegata e venduta come carne bovina ma fa anche ipotizzare una frode sanitaria legata all’impiego di carne derivante da cavalli ad uso sportivo.
Il caso della carne di cavallo mescolata ad una serie di prodotti freschi e surgelati che oggi vede coinvolta mezza Europa è scoppiato a partire dai giganti dell’industria alimentare come Findus e Nestlè costretti a ritirare dal mercato tutti i prodotti incriminati. Scoperto l’inganno è scattata l’emergenza nazionale e comunitaria tanto che l’Ue ed il Ministero della Salute hanno avviato specifici provvedimenti analitici sulla carne di manzo e cavallo di tutta Europa (i dati ufficiali dei controlli possono essere monitorati sul sito del sistema di allerta europeo).
La vicenda, tuttavia, non sembra essere una sola frode commerciale. Gli arresti in Inghilterra e i provvedimenti adottati in Francia contro alcune aziende fanno pensare a una storia molto seria legata alla macellazione abusiva di cavalli sportivi non-DPA ovvero di cavalli allevati, nutriti e curati con specifiche differenti rispetto agli animali da macello. La legge europea è decisamente severa sulla gestione del cavallo sportivo non-DPA che a fine carriera , ad esempio, non può essere macellato né per l’alimentazione umana né per quella animale ma non può essere nemmeno abbattuto. Il macello di un cavallo sportivo è infatti vietato dal codice penale e per tanto l’unica soluzione per il proprietario dell’animale sarebbe mantenerlo fino alla morte (almeno 8-10 anni) con costi molto elevati. I conti però non tornano perché i cavalli “in pensione” sono tanti ma il numero di quelli impiegati in maneggi e altre strutture sportive sono pochissimi. Da questa situazione ciò che è semplice ipotizzare è che i proprietari di cavalli ad uso sportivo trovino conveniente cedere l’animale ad un macello clandestino o produrre documenti falsi per poterli inserire nel circuito ufficiale di macellazione. Tali sospetti, infine, sono supportati anche dalla decisione di Bruxelles che ha imposto di ricercare nella carne di cavallo tracce di fenilbutazone, tipica sostanza legata alle cure di cavalli sportivi.