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IL MANIFESTO DI ASSOMICROIMPRESE (2009)

fot-perna-gianluca-europaSolo insieme, solo attraverso l’associazionismo possiamo dare una risposta credibile alla Crisi: Sostenerci, Condividere, Partecipare e Proporre sono azioni che devono diventare quotidiane, che devono fare parte del nostro essere intimamente imprenditori. A chi mi chiede se l’associazione ha una connotazione politica, rispondo con un SI deciso. Noi stiamo dalla parte dei micro-imprenditori, noi dobbiamo fare politica e guai se così non fosse! La gestione della res pubblica determina la qualità di vita delle nostre famiglie ed il futuro delle nostre aziende. Non occuparsene significa lasciare le cose così come stanno, in mano a pochi. E’ ormai evidente ai più che nel sistema Europa il potere bancario detta le regole alla politica che a sua volta le detta  alle imprese e alle famiglie. Ecco perchè Noi di Assomicroimprese facciamo politica. Noi sentiamo il dovere di fare politica  per invertire tutto questo! Secondo Noi, sono le imprese e le famiglie che devono dettare le regole alla politica. Le banche devon o sostenere queste regole in nome dell’interesse generale. Noi stiamo dalla parte politica di chi produce!

Gianluca Perna presidente di Assomicroimprese

 

 

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PERCHE’ UNA NUOVA ASSOCIAZIONE ?

assomicroimprese puzleE’arrivato il momento di azzerare le distanze tra chi parla e chi ascolta, tra chi rappresenta e chi è rappresentato.Per fare questo ci vuole l’impegno di tutti, anche di chi si accinge a leggere questo documento. E’ importante che tutti partecipino alla vita collettiva e alle decisioni in maniera attiva. Dobbiamo tutti iniziare ad essere più presenti. Siamo tutti responsabili della società in cui viviamo. Puntare il dito verso gli altri, verso la classe dirigente non cambia il panorama. Far sentire la propria voce, essere presenti, informarsi e proporre soluzioni  aiuta a migliorare le cose. Che futuro vogliamo per le nostre aziende? Per le nostre famiglie? Per i nostri figli?

Oggi, in Italia le associazioni sindacali degli imprenditori si dividono in 4 grandi famiglie: gli Industriali, gli Artigiani, i Commercianti e gli Agricoltori. All’interno di ognuna trovano posto sia le micro-imprese che le piccole, medie e grandi imprese. Nello specifico, il negozio di quartiere si trova nella stessa associazione con il  grande centro commerciale, il piccolo idraulico con la grade impresa di costruzioni, il piccolo produttore agricolo con il grande coltivatore.

Tutti, dal micro imprenditore al  grande imprenditore sono rappresentati dalla stessa persona, cioè il Presidente dell’associazione di appartenenza. Come possono essere rappresentati all’interno della stessa associazione di categoria gli interessi del Sig.Mario, titolare di una piccola rosticceria  e quelli del grande centro commerciale “sempre aperto” ?

Da tempo la dialettica economica non è più tra ricco e povero, tra lavoratori e imprenditori, commercianti e artigiani, industriali e agricoltori, tra nord e sud, tra neri e bianchi ecc., ma tra grande e piccolo; il mercato vede i piccoli ridimensionarsi, diventando sempre più piccoli e numerosi, e i grandi concentrarsi, diventando sempre più grandi e pochi; i piccoli sempre più deboli, i grandi sempre più forti.

Per meglio comprendere le motivazioni che hanno portato alla fondazione della nuova Associazione è bene conoscere i seguenti dati:

Gli iscritti alle Camere di Commercio italiane sono oltre sei milioni: 4,5 milioni di imprese dedicate alla produzione di beni e alla erogazione di servizi, costituiscono il tessuto produttivo in senso stretto; un milione e mezzo di unità si occupano di attività diverse come i professionisti della conoscenza diventati imprenditori di se stessi, il terzo settore e simili.

Gli iscritti agli Ordini e Collegi Professionali oltre due milioni; i professionisti che  lavorano come indipendenti sono più della metà.

Le microimprese (con meno di nove addetti) rappresentano il 95% del tessuto produttivo; le piccole imprese (da 10 a 49 addetti) ne rappresentano il 4,4%; le medie imprese (da 50 a 249 addetti) lo 0,5%; le grandi imprese (oltre 250 addetti) lo 0,1%.

Considerando che anche le attività diverse e i professionisti generalmente occupano meno di nove addetti si può affermare che il 98,4% del sistema produttivo italiano è strutturato in microattività (microimprese + attività diverse + professionisti). Le microimprese occupano circa la metà degli addetti (il doppio della UE a 27) mentre i lavoratori individuali indipendenti ne occupano più di un terzo (quasi il triplo della UE a 27).

Da questi dati emerge che la micro azienda è la vera anima dell’economia italiana, è quella che regge il paese, il vero ammortizzatore sociale occulto che determina il futuro della nostra società.

E’ IL PICCOLO CHE FA GRANDE L’ECONOMIA.

Da qui l’idea!  ASSOMICROIMPRESE.

 

 

ASSOCIAZIONE TRASVERSALE A PARTECIPAZIONE ATTIVA

BLOCCHIAssociazione trasversale perchè non esistono differenze in merito alla categoria di appartenenza, ma solo in ordine alla grandezza dell’azienda.

Non importa se sei commerciante, artigiano o agricoltore, ma importa se appartieni al modo delle micro-imprese, quelli con un numero di addetti fino a  10 ed un fatturato annuo fino a 2 milioni di euro.

Associandoti ad Assomicroimprese  avrai la certezza di essere davvero rappresentato presso le istituzioni e lo stato. Solo così gli interessi dei più piccoli coincideranno con gli interessi di chi li rappresenta!

A Partecipazione attiva  perchè è prerogativa di chi si associa voler condividere con gli altri associati i problemi, le tematiche e formulare richieste per migliorare l’economia dei piccoli.

Le microimprese rappresentano il futuro, la flessibilità del mondo del lavoro, la creatività che da nuova linfa all’economia, la rendita costante per Stato e parastato, la scuola di formazione più efficiente, il trampolino dello sviluppo.

La volontà di Assomicroimprese non è quella di contrastare i grandi dell’economia o le altre associazioni di categoria, ma quella di riequilibrare i rapporti tra le parti, di migliorare le condizioni dei piccoli per favorire uno sviluppo davvero sostenibile e socialmente responsabile dell’economia.

Vogliamo abbattere le barriere che ancora oggi esistono tra il datore di lavoro ed il lavoratore. Questo è un concetto che appartiene al passato, bisogna stare dalla stessa parte, condividere i progetti aziendali e avere obiettivi ambiziosi. Con la consapevolezza che se l’azienda non fa soldi, non c’è speranza nemmeno per i lavoratori.

Il benessere delle micro-attività rappresenta il vero stato di salute della nostra società.

 

MONETA DEMOCRATICA: SOVRANITA’ MONETARIA AL POPOLO

foto-9La moneta, nel nostro caso l’euro, è usata per scambiare beni e servizi. All’atto dell’emissione ( quando l’Euro viene stampato ed immesso nel circuito commerciale ) chi ne è il proprietario?

Lo stato, quindi la Comunità Europea, l’Europa dovrebbe essere il vero proprietario. L’Europa siamo noi cittadini europei. Quindi noi tutti dovremmo essere i veri proprietari degli euro stampati dalle zecche statali.

Allora se lo stato può stampare il denaro, perchè esiste il debito pubblico nei confronti di banche e fondi d’investimento privati? 

Se ci pensiamo bene, è come se chi produce scarpe o pomodori andasse a chiedere in prestito scarpe e pomodori a qualcun altro. Voi lo fareste ( posto che i vostri magazzini sono perennemente pieni di scarpe o pomodori)?

E’ quello che sta accadendo in Europa.

La Banca Centrale Europea BCE( che è composta dalle banche centrali di ogni stato: es banca d’Italia, Bundesbank, etc.. ) è privata e stampa denaro che presta alle banche che a loro volta lo prestano agli stati comprando i loro titoli di stato. Noi paghiamo, con le nostre tasse gli interessi ( per un prestito che non dovremmo richiedere poichè lo stato deve poter stampare denaro ed il denaro stampato è di tutti noi, pertanto prestato a noi stessi ).

Questo meccanismo, che stà rendendo i popoli schiavi di pochi potenti, deve finire affinché ci sia una vera e democratica redistribuzione della ricchezza basata, non su chi può e non può stampare denaro, ma sul merito e sulla capacità produttiva.

Per questo noi vogliamo che la sovranità monetaria torni al popolo.

 

 

IL PATENTINO PER FARE L’IMPRENDITORE

PATENTINOIl mercato è sempre più competitivo e richiede adeguata preparazione da parte dell’imprenditore.

I professionisti sono iscritti agli albi e devono superare esami importanti per poter esercitare, date le responsabilità che il loro lavoro comporta (Avvocati, Ingegneri, Geometri, Farmacisti, Notai…).

Perchè un ristoratore, un commerciante, un artigiano possono aprire una partita iva senza dimostrare la loro preparazione? E’ forse ritenuto un lavoro di minor responsabilità somministrare cibo e bevande? Vendere vestiti o computer?

Fare impresa oggi significa ancor prima del profitto assumersi una responsabilità sociale. Assumere persone, garantire loro uno stipendio, fare debiti ed essere in grado di onorarli, pagare puntualmente i fornitori ed allo stesso tempo garantire ai consumatori qualità, sevizio e prezzo è cosa difficile anche per persone preparate.

Le persone che vengono da altri paesi, in molti casi, hanno ancora meno competenze dei cittadini italiani, eppure nessuno chiede loro di dimostrare di essere competenti. Tutti possono aprire una attività. Tutti possono fare tutto.

Questo mercato deve essere libero, ma così è esageratamente libero e diventa inevitabilmente liberticida.

Le aziende che sono sul mercato da anni vedono avanzare sempre più spesso una concorrenza sleale. Per alzare la qualità dell’offerta e far valere una sana concorrenza bisogna far competere imprenditori preparati, non persone improvvisate. Da qui nasce l’idea del patentino dell’imprenditore. Vuoi aprire una attività? Prima studi, fai gli esami, vieni promosso e solo dopo puoi aprire la partita iva e avviare la tua azienda. Questo non vuole dire aumentare la burocrazia, ma limitare i danni al sistema economico: solo chi è preparato accede al mercato. Le persone preparate contribuiscono alla semplificazione della burocrazia. Il mercato non deve essere una palestra per imprenditori amatoriali. Il consumatore deve essere tutelato, lo stato deve essere garante di questo processo

 

 

APPRENDISTI FORMATI FUORI DALL’ORARIO DI LAVORO

APPRENDISTIL’apprendistato è una formula interessante per l’imprenditore e per il dipendente. L’idea è giusta ma la sua applicazione diventa penalizzante per l’azienda.Il lavoratore viene sottratto all’impresa per 8 ore alla settimana durante l’orario di lavoro.

A conti fatti lo sgravio contributivo risulta minore e meno vantaggioso per il titolare d’azienda. La proposta è quella di preparare il lavoratore su temi specifici riguardo alla mansione svolta e di farlo fuori dall’orario di lavoro.Infatti il collaboratore deve vedere l’apprendistato come una opportunità ed un vantaggio per la crescita professionale.

Parte della formazione deve essere fatta affianco al datore di lavoro il quale vista l’esperienza potrà trasferire al dipendente le sue conoscenze.Procedure semplificate, orari flessibili delle lezioni e formazione fuori dall’orario di lavoro.

 

 

ACCESSO AL CREDITO SEMPLIFICATO E RISPOSTE IN 10 GIORNI

PRESTITISempre più spesso l’accesso al credito per le micro aziende è negato. Chiedi 10 mila euro di fido? La banca ti chiede in cambio una garanzia reale per 10 mila euro! La considerazione nasce spontanea: se avevo 10 mila euro mica te li venivo a chiedere! Meno male che esistono i consorzi di garanzia fidi che facilitano le cose.

Purtroppo i tempi di risposta delle banche sono lunghi e tortuosi, passano anche mesi. Almeno fosse positiva, invece dopo tanto tempo ti dicono: ”la sua richiesta ha avuto esito negativo”.

Chiediamo al sistema bancario di dare risposte entro 10 giorni dalla richiesta. Dobbiamo tornare a dare fiducia alle banche, e loro devono tornare a fidarsi delle aziende. Ma solo delle aziende che dimostrano la loro preparazione, la loro onestà intellettuale, e sopratutto che dimostrino di possedere un progetto imprenditoriale solido e concreto rispetto al mercato in cui si vuole investire. Questo è possibile solo con l’introduzione del patentino.

 

VERSAMENTO DELL’IVA SOLO AD INCASSO AVVENUTO

IVAMolto spesso ci troviamo ad emettere fatture  che non vengono pagate. Lo stato ci chiede il versamento dell’ IVA.  Noi però quell’IVA  non l’abbiamo incassata eppure dobbiamo “pagarla”. Si pagarla, perchè a questo punto non è più una “partita di giro” ma un esborso di denaro che nemmeno abbiamo in tasca. Se però capita di avere IVA a credito lo Stato aspetta anni prima di liquidarcela.

Chiediamo di pagare quell’IVA solo ad incasso avvenuto.

 

 

RIDUZIONE DELLA PRESSIONE FISCALE

TAXLa pressione fiscale è attorno al 55% e considerando il “total tax rate” cioè quanto viene tolto dal profitto generale, siamo oltre il 70%.

Significa che una microazienda, per dare  da mangiare al suo titolare, dopo aver pagato tutto e tutti, dovrebbe produrre un margine lordo di 100 mila euro, per avere netti in tasca 2 mila 500 euro al mese.

Va da se che l’evasione fiscale diventa l’unica difesa del proprio posto di lavoro.Si badi bene che siamo contrari all’evasione fiscale ma siamo anche contrari ad una pressione fiscale che strangola chi ha voglia di fare impresa.

L’idea è quella di ridurre tutto a tre fasce le aliquote.La prima cosiddetta di sopravvivenza, cioè che riduce l’imposizione fiscale sugli utili che servono all’imprenditore per vivere, le altre più alte che tassano gli utili più consistenti.

 

 

ABOLIZIONE DELL’ IRAP

IRAPUna tassa sul lavoro, anzi un costo ingiusto che si aggiunge al già insostenibile  costo del lavoro. Una vessazione che induce i datori di lavoro a non assumere. Una tassa che rischia di fare fallire le aziende, anche quelle sane!

Chiediamo che l’IRAP venga al più presto abolita. Vogliamo pagare le tasse sugli utili relamente prodotti. Siamo contro uno stato sanguisuga. NON VOGLIAMO MORIRE DI TASSE.

 

 

COSTO DEL LAVORO – RIDUZIONE DEL CUNEO FISCALE

CUNEOIl cuneo fiscale rappresenta per i lavoratori una maggiore entrata netta in busta paga.

Significa che un dipendente percepisca ad esempio 150 euro netti  in più al mese.

Significa che lo stato rinuncia ad tassare per questo importo il lavoratore.Per il datore di lavoro il costo è sempre quello. Allora che vantaggio ha l’azienda a sostenere questa manovra fiscale? Semplice: un importante aumento dei consumi e del Pil. Aumentano i fatturati ed aumentano (meglio.. iniziano a vedersi) gli utili.

Proviamo a pensare a 400 mila lavoratori friulani che spendono 150 euro a testa in più al mese sul loro territorio: 60 milioni di euro al mese che entrano nelle casse delle micro aziende.

 

 

APERTURE DOMENICALI A VANTAGGIO DEL PICCOLO COMMERCIO

DOMENICAQuesto tema merita una attenzione particolare ed un coinvolgimento di tutte le parti in causa. Chi decide quante domeniche aprire in un anno? Chi può aprire? In quali città si può aprire?

La Regione emana la legge e impone le quante domeniche è consentito aprire. Chi interpella per decidere ciò? I presidenti delle associazioni di categoria i quali senza fare un indagine presso i loro associati, sentiti quelli della grande distribuzione danno indicazioni.Per vedere se ciò è vero..vi hanno mai chiamato per chiedere il vostro parere?

Una delle soluzioni che proponiamo è la seguente. A favore del consumatore apriamo tutte le domeniche dell’anno, ma con il seguente criterio.

20 domeniche è consentito solo ai piccoli esercizi nei centri storici, 20 domeniche  solo  ai centri commerciali e 14 a tutti.

I numeri possono cambiare ma il concetto è quello che conta.

Ragioniamo, il consumatore è sempre soddisfatto, i centri commerciali aprono più volte del previsto, i centri storici non subiscono la concorrenza spietata dei centri commerciali. La nostra legge regionale ha come presupposto la valorizzazione dei centri storici e la regolazione della concorrenza tra le diverse attività onde impedire la sturazione del mercato. Questa proposta che deve essere sicuramente rivista con i veri interessati, rappresenta per Assomicroimprese il punto di partenza sul quale ragionare per addivenire ad una legge  che cerchi di soddisfare consumatori, microaziende e grande distribuzione.

 

 

SPESE LEGALI RIDOTTE PER PICCOLI IMPORTI

SPESE LEGALIQuante volte è capitato di non procedere per il recupero di un credito, o per un ricorso al TAR dopo aver preso una sanzione, poichè le spese legali sono talmente alte da non valer la pena di avviare una causa?

Ben questo sistema deve finire. Volgiamo che il costo di una causa sia alla portata dell e microaziende. La “quota Lite” è il compenso in percentuale rispetto al credito vantato  che spetta all’avvocato a titolo di onorario. Questo deve essergli riconosciuto solo in caso di vittoria. In caso di perdita dovremo anticipare solo le spese vive dichiarate prima dell’inizio della causa.

 

 

CONCLUSIONI

Quanto esposto sin ora in questo documento vuole essere prima di tutto di ispirazione per tutte quelle persone che hanno idee da proporre anche diverse quelle di Assomicroimprese.

Il nostro punto di partenza è l’ascolto che si traduce in proposta ed in fine in applicazione.

L’invito a partecipare attivamente a questa associazione è aperto a tutti quei titolari di  azienda che hanno spirito critico, propositivo e costruttivo. Il rispetto per le idee è al primo posto come il rispetto della persona. Questi sono i presupposti per migliorare la nostra società. Se anche tu sei dei nostri partecipa!

 

ASSOMICROIMPRESE: Pronti ad aiutarti !

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