assomicroimprese

gennaio 17th, 2014

Articolo:

L’ispettore dell’INPS ha sbagliato…

News, by assomicroimprese.

Lasciamo a voi ogni commento…

dal Messaggero Veneto del 17/01/2014

LIGNANO Ai tavoli e in cucina, lavoravano esattamente come gli altri dipendenti. Il fatto di essere le mogli dei titolari, insomma, non faceva alcuna differenza: nè sul piano dell’impegno quotidiano, nè in termini contrattuali. Eppure, l’Inps non ci aveva creduto e, all’esito di una delle tante ispezioni a carico di aziende con dipendenti familiari, aveva denunciato il caso in Procura. I fratelli Aurelio e Alberto Amodio, proprietari della pizzeria “Capri” di piazza Rosa dei Venti, a Lignano, e le rispettive consorti, Maria Manzo ed Eugenia Bottone, si erano ritrovati così a processo con l’accusa di concorso in truffa aggravata ai danni dell’Istituto previdenziale. Accusa che, ieri, il giudice del tribunale di Udine, Angelica Di Silvestre, ha ritenuto di non condividere, pronunciando sentenza di assoluzione «perchè il fatto non sussiste» per tutti gli imputati. I guai erano cominciati nel settembre del 2011, quando un ispettore dell’Inps, insospettito dalle dichiarazioni vaghe e discordanti rese dalle due donne, ne aveva annullato il contratto di lavoro subordinato, riqualificandolo in rapporto di collaborazione. Il provvedimento aveva posto, come immediata conseguenza, il problema dell’indennità di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto (per i mesi invernali), che entrambe le mogli avevano nel frattempo percepito (11 mila 994 euro la Manzo e 10 mila 610 la Bottone). Decise a chiudere senza ulteriori complicazioni la faccenda, avevano quindi deciso di rinunciare alla disoccupazione. Neppure questo, però, era bastato a evitare loro la denuncia da parte dell’Inps. Il resto della vicenda si è giocato in aula. A fare la differenza è stata, in particolare, l’eccezione con la quale il loro difensore, avvocato Stefano Trabalza, aveva sollevato la questione dell’inutilizzabilità delle dichiarazioni che le sue clienti avevano reso all’ispettore: raccolte senza le garanzie di legge, non avrebbero potuto essere acquisite nel fascicolo del pm. Rimasto in piedi il solo verbale ispettivo, il castello accusatorio è stato ulteriormente smontato nell’udienza di ieri dalle dichiarazioni dei tre testi chiamati dalla difesa: un cliente fisso del locale, che ha dettagliato sulle mansioni svolte dalle due dipendenti (una addetta alla cucina, l’altra alla sala), un consulente, che ha certificato la regolarità delle buste paga, e un’altra dipendente, che ha confermato l’attività svolta dalle colleghe. Alla fine, anche il pm onorario, Marzia Gaspardis, ha concluso la requisitoria chiedendo l’assoluzione per tutti. (l.d.f.)

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